“Io credo che la scuola è prima di tutto un’istituzione sociale. Essendo l’educazione un processo sociale, la scuola è semplicemente quella forma di vita di comunità in cui sono concentrati tutti i mezzi che serviranno piú efficacemente a rendere il fanciullo partecipe dei beni ereditati dalla specie e a far uso dei suoi poteri per finalità sociali ( articolo II C’osè la scuola )”1.
“Io credo che l’educazione è una regola del processo mediante cui si giunge a partecipare della consapevolezza sociale; e che l’adattamento dell’attività individuale sulla base di questa consapevolezza sociale è il solo metodo sicuro di ricostruzione sociale; questa concezione tiene in debito riguardo sia gli ideali individualistici che quelli socialistici. Essa è individuale perché riconosce la formazione di un certo carattere come la sola vera base del giusto vivere. È sociale perché riconosce che questo giusto carattere non deve essere formato soltanto mediante precetti, esempi o esortazioni individuali, ma piuttosto mediante l’influenza di una certa forma di vita istituzionale o di comunità sull’individuo, e che l’organismo sociale mediante la scuola come suo organo può dar luogo a dei risultati morali ( articolo V La scuola e il progresso sociale)”2.
J. Dewej, filosofo e pedagogista statunitense (Burlington 1859-New York 1952) è l’autore delle parole sopra citate. La sua filosofia sull’educazione è intesa come educazione “attiva” in quanto “formatrice di attitudini atte ad adeguare plasticamente l’individuo alle sempre rinnovantisi condizioni ambientali e in quanto promotrice di maturità critica e di spirito d’intrapresa”. Individuo e società sono inseparabili e l’educazione come scienza si deve riferire tanto alla psicologia quanto alle scienze sociali.
Tutto questo sembra venire meno nella scuola italiana nel”ultimo anno. Sicuramente i fatti di cronaca della scuola passeranno agli annali e saranno motivo di studio.
Ecco cosa penso potrebbe essere utile fare.
La continua condivisione, aggiunta a commenti di ogni tipo, spesso sterili e superflui, che nulla hanno a che fare con l’educazione e che i soliti “leoni da tastiera” vantano, non fa altro che aumentare la notorieta dei “delinquenti di turno”, in questo modo si sta facendo il loro gioco. La conseguenza è che spesso si scatena la corsa allo show… repliche continue di eventi similari che hanno il solo scopo di raccogliere “mi piace” per condividere la cultura del “menefreghismo”.
Cosa potremmo fare? Prima cosa potremmo lasciare che il “teatro” di questo squallido “show” rimanga senza spettatori. Secondo potremmo evitare commenti pro violenza non sono poi tanto diversi da quello che si sta guardando.
Si potrebbe ritornare alle regole, quelle vere, quelle che se infrante, so che avranno conseguenze. Le regole a scuola come in famigla devono essere “contrattualizzate”. Bambini e adolescenti, devono sapere a priori che un determinato comportamento, se non socialmente accettabile, avrà delle conseguenze. Tali conseguenze dovranno essere stabilite prima, mentre il compito dell’adulto dovrà essere quello di farle rispettare.
Un’altra cosa molto utile che potrebbe essere fatta, per emarginare episodi di cattiva condotta scolastica, è quella che si potrebbero condividere episodi di buona condotta scolastica. Le nostre scuole, fortunatamente, sono piene di ottimi insegnanti e meravigliosi studenti.
Alcune considerazioni:
- il bullismo si compie tra pari. Uno studente che maltratta un insegnante è un episodio di violenza che dovrebbe essere punito come un atto di delinquenza.
- Non è detto che dietro ad un ragazzo maleducato e violento ci sia necessariamente una famiglia menefreghista e violenta. Le componenti possono essere molteplici e di natura diversa. NON SI PUO’ GIUDICARE.
- Gli insegnati devono poter svolgere il loro lavoro. Nello stesso tempo dovrebbero essere sempre preparati ma soprattutto aggiornati.
- La famiglia deve rispettare il ruolo del professore, confrontandosi con lui senza denigrare il suo lavoro.
- Ognuno dovrebbe svolgere il proprio ruolo di educatore e dovrebbe avere maggior senso civico. Solo in questo modo, forse, le cose potranno cambiare e migliorare.
Note biografiche:
J. Dewey ” Il mio credo pedagogico” (1-2)
