EMERGENZA SANITARIA COVID-19. COSA E’ CAMBIATO PER I BAMBINI DISABILI?

LE STRATEGIE MESSE IN ATTO DALLA PUBBLICA ISTRUZIONE SONO VALIDE?

La scuola è il luogo per eccellenza dove i bambini entrano in relazione con i propri pari, luogo di crescita e sviluppo, formazione dell’identità propria e collettiva. Il bambino apprende le nozioni scolastiche ma impara anche a conoscere sé stesso, il proprio potenziale e i propri limiti, le sue capacità, inclinazioni, passioni, il proprio carattere, apprende il linguaggio e la capacità comunicativa, interiorizza le regole e le consuetudini di base necessarie per vivere in società, conosce la comunità di cui fa parte. In poche parole la scuola è il luogo fondamentale in cui il bambino edifica le infinite sfaccettature della sua identità e della sua personalità.

Prendendo in considerazione ciò non si può non dedurre il ruolo fondamentale che la scuola ricopre nei confronti di tutti i bambini ma soprattutto per chi è portatore di una disabilità, di qualsiasi tipologia e qualsiasi livello di gravità si tratti.

In tal senso si deve riconoscere quindi il carattere fondamentale ricoperto dall’inclusione e dall’integrazione scolastica, ove praticato realmente in modo concreto e non soltanto formale. Tali pratiche sono sancite e tutelate a livello giuridico da diverse norme e disposizioni, tra cui:

  • Artt. 2 e 3 della Costituzione Italiana
  • Dichiarazione dei diritti delle persone con disabilità del 09/12/1975
  • Legge n. 517/1977
  • Legge Quadro n. 104/1992
  • Legge n. 59/1997
  • Legge n. 17/1999
  • Convenzione internazionale dei diritti delle persone con disabilità del dicembre 2006
  • Legge n. 170/2010

Ora, tralasciando la questione meramente formale e sostanziale dell’effettiva realizzazione dell’inclusione e integrazione scolastica nella scuola odierna, vorrei richiamare l’attenzione su come esse siano state garantite in questo difficile periodo di emergenza sanitaria.

I vari d.p.c.m. varati durante l’emergenza sanitaria, hanno sempre garantito l’accessibilità scolastica ai bambini con disabilità, tranne che nelle fasi iniziali della situazione pandemica, in modo da contrastare la loro esclusione. Garantendo il diritto allo studio, la parità, l’uguaglianza, l’inclusione e l’integrazione. Cercando di non sconvolgere in modo traumatico la vita di questi bambini, tutelando, anche se in parte, la loro quotidianità. I decreti hanno fornito le linee guide generali per quanto riguarda il nuovo assetto scolastico, prevendo il ricorso all’utilizzo della Didattica  a Distanza (DaD) e della possibilità di svolgere le attività didattiche in presenza presso gli istituti scolastici. I bambini con disabilità hanno avuto la possibilità di scegliere in quale modalità seguire le lezioni. Nel caso in cui si scelga per la didattica in presenza, è prevista la possibilità di farne aderire, su base volontaria, anche i compagni di classe, in modo tale da garantirne l’inclusione e l’integrazione scolastica e far vivere a questi bambini una parvenza di quotidianità.

Questo per quanto riguarda le linee guida dettate dal Governo, ma l’organizzazione della didattica è affidata ai singoli istituti che stabiliscono quali siano le decisioni più adatte da prendere. Nella maggior parte dei casi la didattica in Dad per i bambini è di difficile fruizione sia per limiti dovuti all’età, che per difficoltà legate alla propria condizione di disabilità. Nei casi in cui si scelga la didattica in presenza, questi bambini si ritrovano da soli o al massimo con qualche compagno in una scuola silenziosa e vuota, ognuno nella propria classe, con qualche insegnante e qualche collaboratore scolastico. All’infanzia non si può svolgere didattica per via dell’assenza degli altri compagni di classe, anche perché la dad prevista per l’infanzia si svolge una o due volte a settimana.

Nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado la situazione è ben diversa. Nella scuola primaria la situazione è quasi simile a quella dell’infanzia.
Nella secondaria di primo grado invece, gli studenti devono cercare di districarsi tra didattica in presenza e dad, oppure devono confrontarsi con la riduzione dell’orario scolastico.

                                                                               
Questa è integrazione?

È adempiere all’art. 3 secondo comma della Costituzione, dove si sancisce l’uguaglianza sostanziale?


Sono questi gli strumenti integrativi a cui abbiamo sempre ambito?
Questo è il massimo risultato che gli istituti scolastici possano garantire?
Sono tutte domande retoriche, dove la risposta purtroppo è ”potremmo garantire una didattica di qualità migliore ma ciò richiederebbe maggiore impegno”.

Questo articolo non ha lo scopo di soddisfare i quesiti di cui sopra, ma vuole soltanto essere una raccolta dati e un invito alla riflessione, nella speranza di una rete di collaborazione che ponga l’interesse del minore prima di qualsiasi altro. 

Rosa Francesca Macrì, tirocinante presso il Centro Dharma.

Questo articolo è parte del lavoro di tirocino ed è stato scritto con la supervisione della dott.ssa Mabel G la Porta, pedagogista del Centro Dharma.

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