I VIDEOGIOCHI SI O NO? QUANDO SONO UTILI?

Al giorno d’oggi la tecnologia è senza dubbio parte integrante della nostra vita e i bambini sembrano avere un’innata predisposizione per l’utilizzo dei dispositivi digitali. Per questo, da qualche anno ormai, i genitori sono alle prese con un’autentica rivoluzione alla difficile ricerca di un equilibrato compromesso per garantire un uso sicuro, regolato e consapevole della tecnologia da parte dei figli.In questo difficile periodo di quarantena, è emersa con più forza la questione dei videogiochi che sono presto diventati uno dei passatempi più utilizzati da bambini e adolescenti ed è tornato quindi ad essere attuale e aperto il dibattito su quali effetti e conseguenze portino. La letteratura scientifica su questa tematica è molto nutrita e molte fonti concordano sui rischi più significativi che possono portare i videogiochi e quasi univocamente sconsigliano l’utilizzo prolungato per tutti i bambini ed in particolare per quelli di età inferiore ai 3 anni. Infatti, un utilizzo non controllato dei videogiochi può portare diverse conseguenze negative.

In primo luogo, può generare problemi attentivi e nelle funzioni esecutive; recenti ricerche hanno collegato l’uso di videogames con maggiori problemi nell’attenzione e in alcune abilità correlate (impulsività, self-control, funzioni esecutive e controllo cognitivo). Le variabili coinvolte in questi problemi sono due: il tempo dedicato a giocare e la tipologia di videogames, ossia quelle violenti che non consentono un adeguato sviluppo del controllo degli impulsi e dell’attenzione poiché contengono un alto numero di stimoli che convogliano l’attenzione (violenza, movimenti rapidi e luci), con possibili ripercussioni sull’attività scolastica. Un altro problema riscontrato dalla maggior parte delle ricerche sugli effetti negativi dei videogiochi è quello degli effetti dei videogames sull’aggressività.  Questi, infatti possono aumentare pensieri, emozioni e comportamenti aggressivi, sia nell’immediato sia a lungo termine, desensibilizzare i giocatori alla violenza, diminuire l’empatia e il numero di comportamenti prosociali ed essere associati ad una maggiore attitudine alla violenza, maggiori tratti di ostilità e più frequente coinvolgimento in combattimenti fisici. Non secondario è il problema della dipendenza che può essere sviluppata in conseguenza a un utilizzo assiduo dei videogiochi, tanto che negli ultimi anni si è arrivati a trattare questa dipendenza come una vera e propria patologia. La dipendenza patologica da videogiochi è stata inclusa nei DSM-5 nella “sezione” dedicata alle condizioni che necessitano ulteriori studi di approfondimento. La troviamo sotto l’etichetta “internet Gaming Disorder” che comprende la dipendenza da videogiochi sia online che offline. Va detto che tale “internet Gaming Disorder” è l’unica altra dipendenza comportamentale assieme al gioco d’azzardo patologico.

Tutti questi dati sono chiaramente allarmanti e richiamano alla necessità di prestare molta attenzione al tempo che i propri figli trascorrono giocando con questa modalità e al tipo di videogiochi che prediligono. Il concetto di videogioco in sé, però, non è da demonizzare in assoluto.  Molti psicologi e sociologi, infatti, concordano nell’affermare che alcuni videogiochi favoriscono una stimolazione del cervello di chi li utilizza, inducendolo ad agire in maniera differente rispetto all’usuale grazie all’immediatezza del messaggio visivo fornito dalle immagini. Uno studio del 2018, ad esempio, ha dimostrato come alcuni videogiochi appositamente studiati e realizzati possono essere utilizzati nel trattamento della dislessia. Nei casi in cui questo disturbo dell’apprendimento è dovuto a problemi di attenzione visiva, è infatti possibile migliorare le capacità di lettura dei bambini che ne fanno uso. Inoltre, i videogame parlano un linguaggio interattivo che è tipico dell’era digitale e sollecita la partecipazione, trasformando il percorso di apprendimento nell’esplorazione di un territorio permettendo di immergersi in mondi e in storie. I nuovi smartphone e tablet ad uso tattile, hanno reso facile ed intuitivo apprendere questo linguaggio fin dall’età più tenera. Ci sono opere pensate per aiutare l’apprendimento, così come per sollecitare la cooperazione: giocare insieme è una grande esperienza nel mondo digitale come in quello fisico.

In conclusione, per papà e mamma il principe dei criteri è quello di sempre: fare la fatica di essere presenti, di voler capire, accompagnare i figli in qualsiasi esplorazione, aiutarli a stabilire e – quando è il caso – a oltrepassare i confini.

Valentina Proietti e Benedetta Del Bigo Tirocinanti presso dell’università di Roma Tre, Facoltà di Scienze della Formazione. Questo articolo è parte del lavoro di tirocinio e formazione che stanno svolgendo presso il Centro Dharma.

L’articolo è stato scritto sotto la supervisione della dott.ssa Mabel G. la Porta Pedagogista ed educatrice del Centro Dharma.

Bibliografia:

Triberti S., Argenton L., Psicologia dei videogiochi. Come i mondi virtuali influenzano mente e comportamento, 2013, Milano
Gee P. J., Come un videogioco, Insegnare e apprendere nell’era digitale, 2016, Milano
La Marca A., Competenza digitale e saggezza a scuola, Didattica Editore, 2018, Roma
Bocci F., Dentro il videogioco. Viaggio nella psicologia dei videogiochi e nei suoi ambiti applicativi, Ananke Lab, 2019, TrentoBartolometo A., Caravita S.,Il bambino e i videogiochi. Implicazioni psicologiche ed educative, Psicologia dell’Educazione, 2005, MilanoMulargia S., Videogiochi Effetti (Sociali) speciali, Guerini Scientifica, 2016, Milano

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