ADHD: Sindrome di attenzione e iperattività. Che vuol dire?

 

Il bambino si muove in continuazione, non riesce  a stare fermo, non riesce a stare seduto per più di qualche secondo, è in costante movimento, ha un desiderio continuo di saltare, strillare, giocare.

Comportamenti che ovviamente sono comuni in tutti i bambini, ma per alcuni, questo incalzante continuo volersi muovere è causato da un disturbo psichico dell’età evolutiva.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino. http://www.aidaiassociazione.com/cose-ladhd/

Molti genitori riportano il malessere di non essere compresi e della difficoltà di inserimento sociale dei figli che sempre più spesso vengono accusati di essere irrequieti e maleducati. Pertanto è importante che tutte le figure che si trovano ad relazionarsi con questi bambini sappiano bene di cosa si sta parlando e quale comportamento attuare.

L’ADHD è spesso in comorbilità con altri disturbi e devono assere assolutamete tenuti presenti nell’intervento.

  • Disturbi Specifici di Apprendimento- DSA-  nella Dislessia dal 15% al 40% e nella Discalculia dal 31% al 60%. la coomorbilità tra queste due categorie è la più frequente.
  • Disturbi della Sfera Emotiva- Disturbo dell’Umore, Disturbo D’Ansia- 25% dei casi.
  • Disturbo oppositivo provocatorio – DOP – Può raggiungere il 40% dei casi;
  • Disturbo della Condotta – DC- 10% dei casi;

Per questi bambini e ragazzi l’INTERVENTO PSICOLOGICO  è fondamentale. E’ stato dimostrato che a causa della complessità del disturbo  tale azione deve prevedere più cicli di incontri, per accompagnare il bambino nei diversi stadi di crescita e soprattutto l’intervento deve essere esteso ai vari contesti di vita (scuola, casa e familgia, sport ecc.)

Lo scopo primario dei trattamenti più utilizzati (a impostazione cognitivo comportamentale) dei bambini e ragazzi conADHD è di far raggiungere loro una consapevolezza delle proprie difficoltà e dare loro gli strumenti per l’autoregolazione, di modo da renderli sempre più autonomi nella ricerca delle strategie per la risoluzione dei problemi.

Quali sono le problematiche sociali più comuni nelle famiglie con bambini e ragazzi con ADHD?

I problemi di autocontrollo comportamentale naturalmente si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali.

  • I bambini ADHD vengano più spesso rifiutati ;
  • Gli insegnanti li valutano negativamentesia sia per il profitto sia per l’aspetto comportamentale;
  • Non sono in grado di rispettare regole sociali;
  • Le loro interazioni non sono adeguate, sia in contesti strutturati che nel gioco;
  • E’ presente alta frequenza di comportamenti negativi sia verbali che non verbali;
  • Bassi livelli di espressione affettiva e maggior ritiro sociale seguito da aggressività.

Come intervenire? Vi Proponiamo alcuni consigli che non sono rimedi paspartu…. Al fine di risolvere veramente il problema è necessario rivolgersi ad uno specialista e insieme pianificare un intervento.

  • Insegnare al bambini abilità di Self- Control;
  • Coinvolgere gli insegnanti per comprendere come intervenire nel contesto scuola, la parte più complessa e complicata. Il clinico con il quale TUTTO il corpo docenti si relaziona, dovrebbe svolgere incontri con una certa frequenza (15 gg / 1 mese) nel quale fornire agli insegnati delle strategie didattiche ed educative per migliorare la relazione del bambino/ragazzo sia con i compagni che con i docenti. (Esempio permettere al bambino di allontanarsi per brevi momenti)
  • Coinvolgere la famiglia è obligatorio! Sarà necessario comprendere la gestione dei ruoli, l’organizzazione domestica, la presenza di relazioni che non favoriscono la serenità del bambino/ragazzo.
  • E’ opportuno che i genitori svolgano incontri di parent-training.

Il nostro studio si occupa di disturbi dell’età evolutiva, seguendo la famiglia dalla diagnosi al trattamento terapeutico (attività di potenziamento, parent-trainig, colloqui scolastici, osservazioni, educatore domiciliare)

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