L’IMPORTANZA DELL’AMBIENTE SUL BAMBINO

Come un ambiente domestico può assumere un ruolo educativo

Per comprendere l’importanza che l’ambiente assume nella vita di ciascun individuo, potrebbe essere interessante prendere parte a un piccolo esperimento di immaginazione: immaginiamo, dunque, di trovarci in una stanza troppo piccola o troppo grande, dai colori troppo accesi o troppo deboli, dalla disposizione eccessivamente rigorosa o per nulla organizzata degli oggetti presenti. A seconda delle nostre propensioni, potremmo provare sensazioni di armonia e benessere. Ciò ci fa comprendere in che modo lo spazio che ci circonda e in cui quotidianamente siamo esposti, influenzi la nostra persona, i nostri pensieri e, addirittura, i nostri stati d’animo.

Numerosi educatori e pedagogisti hanno constatato come l’ambiente influisce sugli individui e, in particolar modo sui bambini che, nella maggior parte dei casi, non hanno la possibilità di scegliere in quale ambiente trascorrere il loro prezioso tempo.

Loris Malaguzzi, pedagogista che ha fondato la Pedagogia Innovativa di Reggio Emilia, ha teorizzato lo spazio come un importante dispositivo pedagogico che stimola la curiosità, l’esplorazione, la ricerca e la creatività del bambino, tanto da denominarlo “Terzo Educatore”. Il suo pensiero converge con la convinzione che i bambini apprendano autonomamente mediante le attività e l’impiego delle risorse di cui sono dotati, pertanto ritiene fondamentale dimostrarsi disponibili ad assecondare gli interessi dei minori proponendo un’organizzazione materiale e temporale che aderisca alle loro sollecitazioni.

Ancor prima, la grande Maria Montessori, pedagogista, medico e scienziata italiana che ha rivoluzionato l’educazione e la pedagogia infantile, aveva affermato che il bambino è il vero protagonista del suo percorso educativo. Il Metodo Montessori si incentra sull’importanza dell’acquisizione delle autonomie e dell’apprendimento autonomo dei bambini, dell’autocostruzione della propria identità in seguito all’interazione con gli ambienti circostanti. La pedagogia montessoriana, dà valore alla scelta autonoma del bambino che, partendo da una conoscenza generale (o cosmica), può sperimentare e giungere al particolare; ancor meglio se il tutto è svolto in uno spazio a misura di bambino.

L’azione educativa, in questo senso, deve mirare a rimuovere eventuali ostacoli che impediscono il naturale sviluppo del bambino e, al tempo stesso, deve allestire un ambiente adeguato in termini di spazi organizzati, materiali specifici e relazioni che possono e devono incentivare la piena crescita della personalità. La funzione dell’ambiente deriva da un impulso naturale che il bambino ha verso le cose esterne e il quale, per crescere e conoscere, deve affidarsi alle sue esperienze sensoriali, motorie, affettive ed emotive in spazi accoglienti e stimolanti, colorati e pensati per loro.

Tutto ciò è applicato all’interno di nidi e scuole, ma a casa è  possibile attribuire un ruolo educativo e di crescita a uno spazio apparentemente neutro come la cameretta?

La risposta è sì, ma solo se si hanno particolari accortezze.

Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero, ha affermato che lo sviluppo cognitivo del bambino avviene attraverso l’assimilazione e gli scambi di informazioni che avvengono direttamente con l’ambiente esterno, seguendo tappe prestabilite (egli ha individuato quattro stadi di sviluppo), che permettono di strutturare rappresentazioni mentali e schemi cognitivi ben organizzati.

Dalla nascita ai primi due anni di vita, infatti, il bambino si trova in uno Stadio Senso-Motorio di esplorazione fisica in cui impara a conoscere il mondo mediante le informazioni sensoriali (vista e udito e tatto soprattutto). Segue lo Stadio Preoperatorio (dai 2 ai 7 anni) in cui il bambino opera una classificazione degli oggetti e una loro rappresentazione simbolica. Si giunge, infine, allo Stadio Operatorio Concreto (dai 7 anni ai 12 anni) e allo Stadio Operatore Formale (dai 12 anni in su) in cui compare il pensiero logico e di compiere nuove operazioni mentali e in cui si giunge alla capacità di organizzare le conoscenze in modo sistematico. E’ importante tenere a mente gli stadi di Piaget, per comprendere di che cosa il bambino ha realmente bisogno a seconda della fase in cui si trova individuando uno spazio che sia pedagogicamente corretto anche all’interno delle nostre case (nel caso specifico la cameretta).

E’ fondamentale, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, in cui lo stesso non è ancora in grado di esprimere una preferenza, scegliere colori tenui, dalle tonalità pastello che permettono, in seguito, di riadattare la stanza in base ai gusti dei bambini che crescono. Lo spazio in cui i bambini si trovano deve essere contraddistinto da uno stile neutro e flessibile, facilmente riadattabile a ogni situazione di sviluppo, per cui creare, fin da subito, una cameretta pensando che essa sarà quella definitiva, è una scelta sbagliata.

FOTO DI BARBARA TROZZI

Oltre ai colori, un’importanza centrale è occupata dall’organizzazione dello spazio: i grandi spazi devono essere ridimensionati e raccolti in angoli differenziati per attività, in modo che i bambini possano compiere esplorazioni personali secondo i propri ritmi e le proprie scelte; nei piccoli spazi, invece, è ancora più importante che la scelta ricada su colori chiari e luminosi, per creare l’illusione di ampliamento dell’ambiente, e su mobili salva spazio che garantiscono, non solo comodità, ma anche possibilità di svago.

Nei primi anni di vita del bambino, un’ottima soluzione, è quella di creare pareti sensoriali che stimolano la curiosità e l’esplorazione dell’infante, oppure pareti decorate con wallpaper e carte da parati ad hoc che incoraggiano lo sviluppo del pensiero creativo. Sarebbe bellissimo creare una storia con i peluche posseduti fisicamente da nostro figlio e gli animaletti o i paesaggi presenti sulle pareti della sua stanza!

FOTO DI BARBARA TROZZI

Questa possibilità è offerta da Barbara Trozzi, Fashion e Graphic Designer, che, grazie alla sua costante ricerca per una creatività trasversale e multidisciplinare, è riuscita a conciliare il suo amore per lo stile e la decorazione realizzando una capsule collection  Kids Wallpaper: MINI SIZE (le carte da parati pensate per i più piccoli che trovate sul sito tbdesign.it). Lo stile minimale e l’utilizzo di colori pastello, infatti, garantiscono la costruzione di un ambiente armonioso, originale e semplice da interpretare, ma soprattutto personalizzato perchè ognuno ha la possibilità di scegliere quali soggetti raffigurare sulle pareti della propria stanza. Opportunità che si adatta ai più piccoli, ma soprattutto ai più grandi che possono essere coinvolti attivamente nel processo di realizzazione del loro spazio secondo le specifiche attitudini.In spazi così pensati, ciascun bambino riesce a trovare il proprio posto e la propria identità e l’ambiente diventa, non solo insegnante, ma contenitore di ricordi e storie.

Mabel G. la Porta e Giorgia Sciulli

Educatrici e pedagogiste

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