STEREOTIPI, PREGIUDIZI E LUOGHI COMUNI IN EDUCAZIONE

Ancora oggi le pratiche dell’educazione sono costellate da una serie di luoghi comuni e frasi fatte, tramandate da generazione in generazione, con molti pregiudizi.

L’articolo si propone di classificare una top ten di questi luoghi comuni, i più conosciuti, di cui ne sono state ricercate le origini, sfatati i miti o confermatane la veridicità.

Scopo di questo studio è stato aprire una riflessione volgendo lo sguardo alla dimensione educativa.

LA TOP TEN

  1. “PER CRESCERE UN BAMBINO CI VUOLE UN VILLAGGIO”

Noto proverbio africano che mette in evidenza quanto sia importante, per ogni essere umano, sentirsi parte di un insieme e di comunità.  La famiglia è il primo luogo, anche se non l’unico, dove si apprende e si creano le basi di ciò che saremo da grandi, dove si costituisce il nostro essere, il nostro SÉ. Le relazioni che si intrecciano con le persone dove si vive, l’ambiente scolastico, il parco, sono posti dove i bambini interagiscono formandosi in relazione con l’altro. Il senso di comunità e di villaggio si identifica con la costruzione di una rete, che possa funzionare da catena di montaggio e di aiuto per uno sviluppo sano del bambino.

  • “I BAMBINI SONO LA BOCCA DELLA VERITA’”

Senza sovrastrutture, senza filtri, vedono, i bambini sentono e percepiscono in maniera libera. Con parole e pensieri semplici spesso sintetizzano concetti che noi adulti invece rendiamo sempre più complicati. Ci mostrano inoltre quanti problemi e storie inutili a volte ci facciamo.

  • “ZITTO TU, SEI PICCOLO!”

Tra le frasi più umilianti per un bambino, non può mancare il “ZITTO TU, SEI PICCOLO”, ma che senso ha questa affermazione?

Durante l’infanzia abbiamo tutti bisogno di conferme, di essere guardati, ammirati, ascoltati, compresi.

Dobbiamo allora parlare con i bambini, essere empatici, percepire le loro emozioni, le loro richieste, essere una guida, un porto sicuro dove poter andare. Ascoltiamoli attivamente, sempre!

  • ” MAZZE E PANELLE FANNO I FIGLI BELLI!” (trad: Per avere figli ben educati occorrono pane e bastonate!)

Si ipotizzano radici molto lontane per questo proverbio cult della tradizione italiana, che risalirebbero alla citazione biblica “Qui parcit virgae, odit filium suum” (“Chi risparmia le nerbate al proprio figlio lo odia”, Antico Testamento Proverbi cap. 13 v. 24) e che ha avuto largo seguito nelle generazioni passate, “Qui autem diligit illum instanter erudit” chi invece lo ama, lo corregge immediatamente.

Nella versione italiana, il proverbio prosegue con “Panelle senza mazze fanno i figli pazzi”, l’indulgenza non era molto in auge all’epoca e solo la dolcezza, senza la severità, non sembrava bastare.

Talmente diffuso che ne esiste addirittura una versione British, seppur meno colorita, “spare the rod and spoil the child” e che riconosce nell’educazione permissiva, l’errore del genitore nel crescere un figlio fragile e viziato.

  •  L’UOMO E IL LUPO. NERI.

Pronti a rapire e mangiare bambini, le due oscure figure vagano tra i nostri più profondi ricordi d’infanzia.

Nelle 57 pagine della trascrizione della Conferenza “Les Nanas infantiles” di Federico Garcìa Lorca (1898-1936), tenutasi probabilmente tra il 1927 e il 1933, l’autore indaga sulla tristezza e l’inquietudine delle ninna nanna popolari, riflettendo sulla densità di immagini spaventose che questi canti, dedicati ai più piccoli contenevano.

In Italia, invece è stato Dino Buzzati (1906-1972) ad occuparsi del tema.

“Librandosi a mezz’aria il Babau entra nei sogni dei bambini” (D Buzzati, Le notti difficili, Mondadori 1971)

Il Babau nel folklore italiano e di altri paesi europei viene identificato con la figura dell’Uomo Nero.  Le sue origini sono incerte: c’è chi dice derivi dal termine arabo “Baban” e in questa interpretazione lo si ricollega ai Saraceni del IX-X secolo che mettevano terrore. C’è anche chi afferma che il nome deriva dal raddoppiamento del latrato del cane o di altri animali.

La figura dell’uomo nero e quella del lupo possono aiutare il bambino a concretizzare a una sua paura per poi sconfiggerla. 

Dalle più antiche fiabe tramandate, oggi il” lupo cattivo” sta avendo la sua personale rivincita, grazie a una serie di libri per l’infanzia in cui viene designato in maniera positiva (Un lupetto ben educato, Babalibri, Zuppa di Sasso, Babalibri, A casa del Lupo Notes Edizioni…)

  •  “IL ROSA È DA FEMMINA, IL BLU DA MASCHIO”

In un articolo del 1918 tratto dalla rivista di abbigliamento “Earnshaw’s Infants’ Department”, viene specificato che “la regola comunemente accettata è che il rosa è per i bambini, il blu per le bambine”.

Il rosa, accostato al rosso, il colore del sangue delle battaglie, veniva quindi indicato come colore virile, il celeste, associato al velo della Vergine Maria.

Negli anni ’40 del 900, per una serie di fattori, (uoa legato al marketing), è avvenuta un’inversione di rotta dei colori nel vestiario di bambini e bambine. Superman nato nel 1933, indossa un vestito blu, Barbie (1959) diviene icona del rosa.

Molto influenti nella scelta del colore rosa, furono la first Lady Manie Eisenhower e l’attrice Marylin Monroe che nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” indossa un abito rosa.

Nel medioevo, per praticità nel lavaggio, i bambini e le bambine, fino ai 6/7 anni indossavano abbigliamento di colore bianco.

  •  “A LAVARE LA TESTA ALL’ASINO SI PERDONO ACQUA E SAPONE”

Proverbio della tradizione Partenopea, secondo il quale sarebbe inutile, ragionare, discutere, con chi è ignorante e cocciuto.

Perché proprio l’asino? L’asino è un animale ostinato che di rado esegue gli ordini del padrone. È veramente uno spreco di energie e risorse preoccuparsi di lavargli la testa per cercare di renderlo più pulito agli occhi degli altri. L’asino se ne fregherà sempre.

Il messaggio che passa attraverso questo modo di dire è quello di non perdere tempo a discutere con persone ignoranti, che non capiscono proprio il punto della questione. Inamissibile in senso educativo, frase umiliante e svilente per chi la riceve. Bisognerebbe invece incoraggiare e tirare fuori le parti migliori di un individuo. 

Riferimenti obbligati in merito, sono “Lettera a una professoressa” (Scuola di Barbiana, 1967) con le loro tre riforme alla scuola e Amos Comenio (1592- 1670) e la sua Pansofia, un’educazione universale destinata a tutti.

  •  “NON PRENDERLO IN BRACCIO CHE LO VIZI”

Affermazione usata molto spesso nell’educazione dei figli ma senza alcun fondamento teorico, semplicemente pregiudizio culturale molto diffuso.  

Gli psicologi dicono che il pianto è l’espressione di bisogno attraverso il quale il bambino comunica una sua richiesta d’aiuto, che può essere colmata nel momento in cui vengono a contatto fisico con il proprio caregiver che soddisfa questa richiesta.

I bambini hanno bisogno di sicurezza, di essere compresi, ascoltati, entrando in empatia con loro, non farli sentire incompresi o portarli alla rassegnazione. I bambini costruiscono i loro rapporti di interazione con l’altro attraverso il legame, il primo step avviene proprio con la madre che interagisce con lui, stimola e sviluppa il suo aspetto cognitivo.

Lo psicologo Mead (1863- 1931) affermava che la costruzione del Sé si forma attraverso la relazione e l’interazione con gli altri.

Particolarmente significativo il contributo di Jhon Bowlby (1907- 1990) e la sua teoria dell’attaccamento, in particolare di come legami sicuri siano fondamentali per la sopravvivenza.

Il bisogno di essere preso in braccio per il bambino è fisiologico, primario e innato!

  •  “I SECONDI FIGLI SONO PIU’ RIBELLI DEI PRIMI”

Quante volte vi è capitato di sentir dire che il fratello più piccolino è spesso quello più pestifero rispetto al primo figlio? Anche quando si diventa adulti si tende a fare questa distinzione. Ma sarà vero?

Ebbene sì, la scienza sostiene che lo sia: il secondogenito sarebbe più ribelle rispetto al primo. Questo lo dimostra uno studio condotto dagli economisti del MIT Sloan School of Management di Cambridge.

I ricercatori hanno preso in considerazione un campione di famiglie con due o più figli che vivono in due stati del mondo distanti. I dati parlano chiaro: i secondi figli maschi hanno dal 20 al 40 per cento di probabilità in più, rispetto ai fratelli maggiori, di mettersi nei guai. Perché i figli che arrivano per secondi tendono ad essere più ribelli dei primi? Gli studiosi hanno provato a rispondere: i secondogeniti riceverebbero spesso meno attenzioni materne rispetto ai fratelli maggiori…. a noi piace pensare che prendono i genitori per stanchezza.

  1. “ABBIAMO SEMPRE FATTO COSI’ “

Grace Murray Hopper, la donna che sviluppò uno dei primi computer digitali, disse <<La frase più pericolosa in assoluto è ‘Abbiamo sempre fatto così’>>.

Che sia in un contesto familiare, scolastico, lavorativo o organizzativo sembra ancora oggi essere ricorrente.

Le persone vogliono mantenere salde le loro certezze e di fronte a un cambiamento, quelli dell’<<abbiamo sempre fatto così>> tendono a evidenziarne soltanto limiti e svantaggi, soffocando innovazioni e creatività, facendo sfumare a volte opportunità di crescita. Restare nella zona di comfort sembra la soluzione più comoda e semplice.

Aricolo scritto da Maria Imperato, Laura Liguori , Aurora Sabellico tirocinanti dell’Università di Torvergata. L’articoè stato scritto sotto la supervisione della dottoressa Mabel Giulia la Porta Pedagogista del Centro Dharma

SITOGRAFIA

(https://www.eticamente.net/56162/la-leggenda-del-babau-una-figura-da-rivalutare.html)-

https://www.uppa.it/educazione/vizi-o-pregiudizi/
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/si-e-sempre-fatto-cosi-e-la-societa-e-bloccata
https://www.fanpage.it/napoli/mazz-e-panell-fanne-e-figli-bell-lantica-origine-del-celebre-proverbio-napoletano/

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